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martedì 9 aprile 2013

CAPITOLO 3


Eglantyne studentessa ad Oxford 1896

Dopo la morte del padre molte cose cambiarono, e i cambiamenti invasero la famiglia Jebb al punto da rendere le corse sui prati e la caccia alle farfalle solo un nostalgico ricordo. I bambini crebbero e lasciarono il sicuro nido di The Lyth, e anche Eglantyne seguì l'esempio dei fratelli.
Nel 1895 Eglantyne, contro il volere dei suoi genitori, lasciò la casa d'infanzia per completare i suoi studi ad Oxford. Le preoccupazioni dei genitori e dei parenti non erano strane all'epoca. Una donna istruita era una donna indipendente, il che l'avrebbe distratta dalla sua principale occupazione: la casa e la famiglia. Ma alla morte del padre, lo zio Bun prese le redini e riuscì a convincere la madre Tye a mandare i nipoti all'università.
Fu così che Eglantyne andò alla Lady Margaret Hall di Oxford. Ma, come ci possiamo immaginare, la situazione delle donne che frequentavano l'università era molto diversa da quella di oggi. Intanto dovevano essere scortate a lezione, poi non potevano partecipare ai circoli della domenica, non potevano incontrare un collega di sesso maschile e dovevano rientrare prima delle dieci per evitare una punizione. Come se non bastasse alle donne non era riconosciuta la laurea vera e propria ma veniva conferito loro un certificato.
Al suo arrivo alla LMH le venne dato un foglio con il regolamento, il primo pensiero di Eglantyne fu di andarsene immediatamente o di "Stare abbastanza da infrangere tutte le regole". 

Nonostante non condividesse il rigido regolamento rimase a studiare letteratura latina, filosofia, architettura, antropologia, psicologia.. ma soprattutto si concentrò sulla storia, la sua materia preferita. Oltre agli studi, Eglantyne prese parte a tutte le attività che la LMH offriva: corsi di danza, sport all'aria aperta e teatro.

Purtroppo all'inizio del 1896 il fratello più giovane, Gamul, si ammalò della stessa malattia del padre: la polmonite. Venendo a mancare poco dopo lasciò, ancora una volta, la famiglia Jebb nel dolore. La sorella più vicina a Gamul, Dorothy, soffrì particolarmente per la dipartita del fratello, ma per fortuna la solidarietà e la gentilezza degli altri fratelli riuscirono a farla stare meglio e con il passare del tempo ognuno di loro tornò ai propri impegni.

I mesi successivi videro una Eglantyne profondamente concentrata sui suoi studi, tanto che le compagne d'università notarono il cambiamento nel suo stato d'animo.
Successivamente si dedicò ai poveri, unendosi a diverse associazioni religiose e non, per poi avvicinarsi al misticismo. 
L'anno dopo, nel 1897, partì con il fratello Dick alla scoperta dell'India.


venerdì 22 marzo 2013

CAPITOLO 2


Adulti da sinistra: Zia Nony, zio James e zia Bun
Bambini da sinistra: Eglantyne, Gamul, Dorothy e Lill 
Hallam 1889

Questo secondo capitolo si apre con la visita della casa d'infanzia di Eglantyne, "The Lyth". L'autrice, accompagnata dal nipote di Eglantyne Lionel, scopre il magico luogo in cui la fondatrice di Save the Children è cresciuta. è una fantastica casa coloniale della prima metà del XIX secolo, il tempo è stato così clemente da conservarla intatta. 

Eglantyne, nata nel 1876, trascorse la sua infanzia tra i cavalli della tenuta, gli sterminati prati e tra i libri della biblioteca personale. 
Il padre, Arthur, era un avvocato e un fervente conservatore, ma nonostante le sue attività politiche e legali era un uomo molto sensibile, gentile ed intellettuale, fu infatti definito dalla sua primogenita "sensibile come una donna". La madre, Tye, era una conservatrice anglicana, fondatrice della "Home Arts and Industries Association". Fu lei a trasmettere a Eglantyne la forte coscienza sociale verso gli altri, specialmente verso i bambini. 

Da questa armoniosa e socialmente importante coppia nacquero sei bambini, Eglantyne fu la quarta. 
Fin da piccoli i sei giovani Jebb furono indirizzati verso la letteratura e la politica, il padre, infatti, soleva portare con sé i figli ai suoi dibattiti e agli incontri letterari a cui i piccoli partecipavano con timorosa e titubante adorazione nei confronti del genitore.
Eglantyne era la poetessa di famiglia, tutti i suoi familiari vedevano certo il suo futuro di scrittrice. Fin da piccola per sfuggire al caos della grande famiglia si rifugiava nei suoi sogni, e con la sua fervida immaginazione creava mondi e personaggi che poi metteva per iscritto. Alcuni suoi scritti, sulla scia della Austen, trattavano del rapporto tra sorelle, mentre altri, ispirati a Scott, vertevano su argomenti di cavalleria. Le eroine delle sue storie erano coraggiose condottiere e tutte votate al sacrificio personale.
All'età di nove anni, coinvolse l'intera famiglia nella sua passione per la militanza. Creava mappe e bandiere, si inventava contee e titoli e inscenava scene di battaglia azzardando svariate tecniche di guerra.
Una volta cresciuta, abbandonò i giochi di guerra e le favole immaginarie per dedicarsi allo studio del francese, tedesco de del pianoforte, sempre sorvegliata dall'istitutrice. Successivamente fu la zia Bun a completare la sua educazione e ben presto i romanzi cavallereschi furono sostituiti dal "The Times". La zia Bun ebbe un'ulteriore influenza nei confronti di sua nipote. In quanto Liberale incrementò in lei l'interesse verso i diritti umani, l'istruzione aperta alle donne ed il suffragio universale, che portarono alla stesura dei suoi primi romanzi, tra cui "The Rebel".
Ma in quel tempo un'altra ondata di cambiamento si stava avvicinando: Darwin, che, con le sue teorie avanguardistiche sconvolse la cieca fede cattolica di Eglantyne, spingendola verso l'agnosticismo.

L'atmosfera del Lyth fu la perfetta incubatrice per formare la pioniera che fu Eglantyne, ma questa aria di riforme e di avanzamenti intellettuali si fermò bruscamente con la morte improvvisa del padre Arthur, all'età di 55 anni. La moglie e l'intera famiglia furono devastati dal dolore. Da una famiglia intimamente votata verso il sociale, i bisognosi, l'equità di diritti, non ci si sorprende a sapere che tutti i piccoli Jebb furono molto importanti, se non vitali, per contribuire a rendere il mondo un posto dove non ci fossero distinzioni. Ma nessuno quanto Eglantyne segnò la storia.

domenica 3 marzo 2013

CAPITOLO 1 Immaginando Eglantyne


Come stavamo dicendo nonostante non abbia mai avuto figli e non abbia mai dimostrato di gradire particolarmente la compagnia dei bambini, Eglantyne è riuscita non solo a salvare milioni di loro abbandonati alla fame in seguito alle devastazioni della Prima Guerra Mondiale, ma ha anche definitivamente cambiato lo sguardo degli adulti sul mondo dell’infanzia. L’importanza del suo ruolo nella realizzazione di tutto questo è testimoniato dalla sua immensa eredità: Save the Children, la più grande organizzazione indipendente che opera in tutto il mondo per l’attuazione dei diritti dei bambini e delle bambine, e il riconoscimento di questi stessi diritti da parte delle Nazioni Unite che oggi li sanciscono in una dichiarazione ratificata da quasi tutte le nazioni del mondo. Nonostante l’enormità del debito che abbiamo nei suoi confronti, oggi però la sua storia è poco conosciuta. L’affermazione può sembrare paradossale eppure è la sua stessa biografa a rivelarlo, indicando in una fotografia, un paragrafetto a lei dedicato sul sito web dell’organizzazione, nella sua vecchia macchina da scrivere e nel nome di una sala riunioni, tutto ciò che della sua memoria restava nella sede di Save the Children in cui lei stessa operava. 

Nel primo capitolo del suo libro Clare Mulley ci racconta il suo primo vero incontro con Eglantyne. In quel periodo si stava occupando di un campagna di raccolta fondi per Save the Children che si presentava particolarmente difficile. Il problema non era tanto nei programmi proposti, quanto piuttosto nel fatto che la gente aveva cessato di ascoltare. Le organizzazioni umanitarie in favore dei bambini si erano moltiplicate, ma i grandi donatori cui potersi rivolge erano grosso modo gli stessi e questi cominciavano a sentirsi oppressi e a rifiutarsi di prestare aiuto. Come conseguenza dopo qualche settimana in cui continuava a ricevere solo rifiuti, Clare cominciava a dubitare e a scoraggiarsi fino a quando una frase di Eglantyne cambiò completamente la sua prospettiva: “il mondo non difetta di generosità, bensì di immaginazione e per di più è tremendamente occupato”. Rendere le persone consapevoli e partecipi dei problemi, questa era la genialità di Eglantyne. 

Clare scoprì così che la genialità di Eglantyne era racchiusa nella sua capacità di catturare l’immaginazione della gente rendendoli al tempo consapevoli dei problemi dell’umanità e fiduciosi di poter contribuire personalmente alla loro risoluzione. Fu proprio per questa scoperta che la Murrey si meravigliò ancor di più dell’oblio in cui la sua memoria era caduta. Le prime notizie sulla vita privata di Eglantyne che la sua nuova biografa riuscì a reperire, erano contenute in una scheda, compilata dagli archivisti di Save riguardante le Trentaquattro cose che non sapete di Eglantyne Jebb. Scorrendola venne così a conoscenza di alcuni aspetti curiosi della sua personalità quali il suo temperamento estremamente battagliero da bambina, o la sua enorme distrazione da adulta tale da farle dimenticare persino la meta dei suoi spostamenti. Adorava le arrampicate in montagna e ballare e si dedicava alla scrittura di pessimi romanzi d’amore, ebbe molte delusioni sentimentali e non fu certo la migliore raccoglitrice di fondi! Si trattava dunque di un’eroina piuttosto fragile, e forse proprio per questo molto più simpatetica. Ma fu solo nel 2001 quando sospese il lavoro per la maternità, che la Murrey decise di approfondire la conoscenza.

Il primo scritto biografico su Eglantyne risale a due anni dopo la sua morte e fu redatto con la collaborazione della sorella Dorothy. Il libro era intitolato La fiamma Bianca a sottolineare il grande fervore e l’incredibile ammirazione che Eglantyne aveva per il suo lavoro. Successivamente comparvero altri scritti per lo più poco noti dai quali si può tuttavia ricavare una cronologia degli avvenimenti principali della sua vita. Ciò che salta maggiormente agli occhi è il suo interesse per le problematiche sociali e la volontà di intervenire attivamente in esse che la portarono a sperimentare diverse forme di volontariato. In particolare risulta costante la lotta nei confronti delle idee conservatrici e delle leggi oppressive dell’epoca in cui visse. Dotata di un indubbio carisma riuscì a portare dalla sua parte non solo l’aristocrazia inglese, ma perfino il Papa e i governi bolscevichi. Costante fu il suo impegno nell’ informare l’opinione pubblica di quale fosse la reale situazione sociale, sfidando la censura governativa fino all’ arresto. La forza nel portare avanti i suoi progetti risulta tanto più ammirevole se si pensa al clima di sottomissione culturale e giuridica in cui le donne dell’epoca erano costrette a vivere, escluse dall’ istruzione e dal mondo del lavoro, relegate al solo ruolo di moglie e madri, avevano come unica possibilità di affermazione sociale il contrarre un buon matrimonio, ma anche in questo caso il miglioramento era solo effimero perché all’ autorità paterna non si sostituiva la libertà individuale, ma un nuovo padrone: il marito.

Considerando tutto questo viene dunque spontaneo domandarsi perché mai Eglantyne abbia tenacemente coltivato il suo obbiettivo arrivando perfino a danneggiare la sua salute. Perché non ha scelto la strada canonica dell’affermazione sociale: perché non si è sposata? perché non ha avuto figli? Sappiamo che soffriva di instabilità emotiva, come molte donne all’ epoca e quale logica conseguenza del clima di repressione in cui erano costrette a vivere, ma chi era in realtà Eglantyne?